Salina Galia Teresina - Cuordisale sale marino integrale - Saline di Trapani

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Le Saline
Salina Galia Teresina
La salina Galia Teresina è una piccola salina immersa nel cuore della riserva naturale delle saline di Trapani e Paceco. Ha solo nove vasche salanti, di cui solo otto in uso. Galia Teresina è tra le saline Trapanesi che si distinguono per la qualità del sale prodotto. Al suo versante nord-ovest vi è un mulino a vento che un tempo serviva per il pompaggio dell'acqua marina necessaria per il coltivo. Immersa in una pace assoluta, vi sono ancora i resti di un fabricato, dove un tempo abitava il "Curatolo" della salina. Tra le cose più straordianarie, possiamo notare che molti argini di contenimento delle vasche salanti, non sono costituiti da il solito tufo arenario di Favignana. La composizione di questi muri è intrinseca nella storia della salina stessa. Tra le varie pietre è possibile notare frequentemente rocce vulcaniche, rocce dai colori intensi che non fanno parte della composizione geologica Trapanese e Siciliana. La storia che caratterizza Galia Teresina è l'esempio di come questo paesaggio, invidiato e apprezzato nel mondo, non è in realtà il frutto di Madre Natura, ma è l'esempio di come l'uomo ha sempre modellato il paesaggio, certe volte rovinandolo completamente, certe volte costruendo meraviglie come nel caso delle saline di Trapani.
Nel 1995 con D.A. n. 257/44 del 11 Maggio, la salina entra a far parte della Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco, gestite dal WWF Italia. Inoltre con D.M. del 4 Aprile 2011 la stessa zona è stata inserita tra i siti «di importanza internazionale» , ai sensi della «Convenzione di Ramsar». Essa rientra anche, secondo la Direttiva Habitat, tra i siti di Interesse Comunitario, nonché tra le Zone Protezione Speciale previste dalla direttiva Uccelli.
La salina è facilmente individuabile digitando le coordinate geografiche: 38°00’09.32″N 12°31’23.62″E, su navigatori o programmi di visualizzazione satellitare.

La storia della Salina Galia Teresina
La nascita di una salina come Galia Teresina, ma come tutte le saline del Trapanese, è il frutto della modellazione del territorio da parte dell'essere umano. Galia Teresina nasce infatti da una serie di "episodi" che hanno modellato il paesaggio che tutti conosciamo come Riserva "Naturale" delle Saline di Trapani e Paceco:
Nel 1622 Lazzaro Lucadelli, che da oltre vent'anni reggeva con alto senso civico la Capitaneria della città di Trapani, rese edotta la Regia Corte del pericolo che correva il porto di Trapani di interrarsi. Attribuendone la maggior causa agli abbondanti detriti che il fiume Dolce, con il suo carattere torrentizio, vi scaricava, ne suggeriva la deviazione dell'ultimo tratto verso meridione fino a portarlo a confluire con il fiume Salso, in maniera che entrambi sfociassero con un'unica bocca nel mare di Paceco.. Nella stessa relazione egli suggeriva di sfruttare l'area di risulta del tratto di fiume deviatoper costituirvi, a cura della Regia Corte, una vasta salina che, secondo le perizie richieste ad alcuni curatoli (non alla sovraintendenza che allora non esisteva), avrebbe potuto produrre oltre 6000 salme di sale (circa 3.000 tonnellate) La deviazione del fiume Dolce avrebbe comunque risolto il problema del porto di Trapani e reso vantaggio alle saline limitrofe a quel tratto di corso, prime fra esse le due saline del Principe di Paceco e la salina Reda rispettivamente a meridione e a settentrione dell'alveo, costantemente minacciate dal pericolo di rovinose piene e disturbate dalle infiltrazioni delle acque dolci tipiche di quel fiume.
La risposta del Viceré Filiberto di Savoia in data 14 Luglio 1622 fu rapida e perentoria: chiese che si procedesse con sollecitudine all'impresa e, stimate le somme necessarie, che si provvedesse al loro reperimento per una metà destinandovi l'utile delle gabelle di Ponte e Pontone del porto di Trapani (a carico quindi del  governo) e per l'altra metà tassando in proporzione ai benefici che si riteneva evessero ricevuto i proprietari delle saline (a carico quindi dei privati).
Contestualmente il viceré stabiliva che severamente si proibisse ai cittadine di buttare immondizie nel porto o farvi confluire condotte di "lordum", che i vascelli  gettasero le loro zavorre in un posto a ciò destinato fuori dal porto (l'attuale ubicazione della salina Galia), che i padroni delle saline rendessero conto al capitano dei "repari" fatti con apporto di terra "se e con quali permessi".
Il Lucadelli si mise subito al lavoro, nominò una commissione di periti composta da sei tra curatoli e salinari dei piu anziani che valutassero la spesa da sostenersi per la deviazione del fiume in circa 5.000-6.000 scudi e approvarono il piano di tassazione approvato dallo stesso capitano, che prevedeva di recuperare la parte di spesa a carico dei proprietari di saline in tal modo: una prima imposizione di natura strettamente patrimoniale o fondiaria da pagarsi subito per un carico totale di 501,20 onze delle quali 100 onze erano la quota della salina Reda, una seconda imposizione sul prodotto da pagarsi al momento della vendita dei sali delle annate successive e che variava anch'essa da salina a salina. Per la salina Reda fu prevista una tassa di un tarì per salma su una potenzialità stimata di 6000 salme. Tale imposizione avrebbe fruttato un introito di oltre 1.100 onze.
Il Lucadelli trasmise le sue conclusioni alla Regia Corte che provvide a renderle esecutive con provvedimento del maestro razionale Antonio Bologna, notificato ai giurati della città di Trapani il 22 Settembre 1622.
Il bando per l'appalto delle due grandi imprese da realizzarsi, ovvero la diversione del fiume Dolce e la costruzione della nuova salina, fu publicato il 15 Gennaio 1623 con il termine stabilito per le offerte di otto giorni.
Ancora una volta, in meno di un anno la secentesca, barocca burocrazia spagnola aveva, grazie all'impulso ed all'efficenza dell'amministrazione locale,  completato il complesso iter della pratica, dal suggerimento iniziale al bando di appalto dei lavori.
Per quanto riguarda l'esecuzione materiale dell'impresa non conosciamo con esattezza i suoi tempi: certamente la deviazione del fiume Dolce dovette essere effettuata con rapidità individuando il tracciato che ancora oggi i luoghi indicano.
Esso infatti, l'attuale Fiume Lenzi, all'altezza del luogo oggi indicato come ponte della via Salemi, compie un ampia curva che lo porta, dopo avere lambitole case della contrada Xitta (l'antico Borgo S. Lorenzo) a confluire con il fiume Salso, che è l'attuale Fiume Baiata, ed insiem percorrono l'ultimo tratto verso mare.
Per quanto riguarda la costruzione della salina a cura ed uso della Regia Corte, con certezza sappiamo che non venne eseguita e che l'area a ciò destinatafu, molto tempo dopo (nel 1750 circa) concessa ai marchesi Torrearsa, che a loro volta la cedettero alla famiglia Todaro della Gàlia, che vi fabbrico una vasta salina detta "Galìa", della quale ricevette investitura con il titolo baronale.
Oggi la salina Galìa, per un totale complessivo di ettari 52 è suddivisa a causa delle varie successioni ereditarie avvenute negli anni e relative divisioni per erede,  in Galia Rizzo, Galia Marianna, Galia Canino e appunto Galia Teresina che oggi è proprietà della famiglia Terranova.

Galia Teresina
il sale di Galia Teresina
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salinagrande-Trapani
salinagrande-Trapani
Il Mulino di Galia Teresina
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