Salina Calcara - Cuordisale sale marino integrale - Saline di Trapani

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Le Saline
Salina Calcara
La salinaSaline Calcara si trova a Nubia, all’interno della Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco; da  poco restaurata,  la Salina Calcara, prende il nome dell’Isola della Calcara un piccolo isolotto, in cui un tempo vi erano una torre ed  una chiesuola intitolata a Sant’Alessio.
A pochi Km da Trapani, sulla strada litoranea per Marsala, è ormai,  raggiungibile via terra. L’ampio parco è corredato un museo allestito all’aperto che comprende diversi mulini, tra cui uno di recente restauro e visitabile al suo interno; vasche di sale bianco e cristallino e un’ampia esposizione  di attrezzi utilizzati per l’estrazione e la raccolta del sale.
La salina è facilmente individuabile digitando le coordinate geografiche: 37°59’21.61″N 12°30’14.49″E, su navigatori o programmi di visualizzazione satellitare.

La  storia della Salina Calcara
La Salina della Calcara si pone con preminenza nel contesto storico-tradizionale dell’attività di salicoltura nel territorio trapanese.
   L’Isolotto della Calcara è stato da tempo immemorabile uno degli isolotti che costellavano l’antica città di Trapani, Drepanum, unitamente agli isolotti del Ronciglio, della Zavorra (S. Margherita), della Bassa, della Colombaia e del Lazzaretto (S. Antonio), ritenuto  primo approdo,  per chi provenendo dal mare si trovava ad affrontare un litorale  costituiti essenzialmente da pantani e lagune, utilizzato  come punto di incontro e di scambio tra le popolazioni che vivevano nella valle del baiata e nell’entroterra trapanese, ora del Pacecoto,  ed i commercianti che seguivano la rotta di cabotaggio lungo la costa siciliana.
   Tale situazione dei luoghi è descritta nel 1595 dal Pugnatore, il quale individua, negli isolotti che costellano la città di Trapani, dalla parte meridionale la Bassa, la Calcara e la Santa Margarita (I. Zavorra), da mezzodì a tramontana la Colombaia e la Sant’Antonio (Lazzaretto), nonché gli scogli del Mal Consiglio, di Porcelli ed in ultimo, a circa tre miglia, le lesinelle oggi chiamato Scoglio dell’Asinello.
   Degna di nota è la segnalazione fatta da Francesco Negro nel 1604 , nell’ambito del giudizio sulle qualità difensive del Castello a mare, di unificare le sei isole a Sud di Trapani, citando tra le predette la I. Calcara, tramite una fortezza pentagonale o esagonale i cui bastioni potessero fungere da collegamento con la Colombaia.   
   Oggi tutti i predetti isolotti sono stati collegati con la terra ferma, ad eccezione dell’Isolotto della Calcara e dell’Isolotto della Colombaia.
   Il De Barberiis,  al 1454,  elenca le saline di Trapani: del Monastero di Santa Maria in Marsala (1196), del Secreto Regio (1243), di Roberto De Naso (1360), della Tavilla (Isola Lunga), di Antonio de Alexio (1401), dell’abate di S. Maria della Grotta in San Pantaleo (1416), di Maciocta de Naso (1441), Franciscus de Milo (1451) e Pere Capdevila (1451, 1454).
   Il 17 Novembre 1504 Ferdinando il Cattolico, con privilegio emesso nella città reale di Medina del Campo, concesse al Vice Almirante di Trapani Antonio Alfonso  o de Alfonso, famiglia portoghese,  il diritto di impiantare una salina.
   In virtù della lettera esecutoria datata in Palermo 10 Agosto 1505 VIII^ indizione  venne data la concessione di scegliere un luogo o diversi luoghi vuoti in cui poteva essere fabbricata la salina e con la successiva lettera esecutoria del 12 Luglio 1506 IX^ indizione  prese il possesso del luogo della Calcara:
   “ fuit…inductus in possessionem dicti loci vocati Insula Calcara ubi fuit fabricata dictam salinam….cum usu dictae insule et maris accessu comunitate domorum intra salina seu intra insula….ac cum omnibus litoribus et variis edificijs “.
   Con atto del 10 Dicembre 1555 il figlio Francesco vendette, presso il notaio Giacomo Barlirio, la salina della Calcara ad un certo Luca Lo Valvo, gravata da censo a beneficio della famiglia di Guglielmo Fardella.
    Poi, il figlio Alessio de Alfonso, come si rileva dai documenti dell’Archivio della Curia Vescovile di Trapani,  ed avendo nelle more ricomprato la salina,  fece edificare la chiesa o cappella di S. Alessio nell’Isola di Calcara.
   "in una sua insula dove teni una salina nominata la insula Calcara".  
   Avendo egli edificato sull’isola "una turri cum multi stancij, eresse la cappella separata da detti stancij, con la porta dentro lo baglio".
   Con atto del 31 Gennaio 1586, presso il notar Francisco de Caro, costituì una dote di 50 salme di sale per la cappella e chiese al Vescovo di Mazara di poter nominare un cappellano e beneficiale, il quale potesse celebrarvi la S. Messa nei giorni di Domenica e solennizzare il giorno memoriale del Santo, il 17 Luglio.
  Primo cappellano fu il rev. Don Jacobo de Palamos, sacerdoto dell’insula di Sardigna, allora abitante nella città di Trapani.
   L’esistenza della cappella viene confermata nel 1605,  nel 1759 e nel 1810.
   Nessuno oggi ne conserva memoria, né è possibile l’identificazione dei resti.
   Si dice che in antico (più di 200 anni fa) visse alla Calcara un "romito" (eremita) pel voto fatto, che si nutriva solo di erbe.
* * * *
   Secondo il Trasselli nel 1583 erano in funzione a Trapani 16 saline, tra le quali quella Isola della Calcara che con le saline Chiusicella e San Lorenzo aveva una produzione di 2000 salme annue; Salina  dichiarata nel 1593, nei loro separati Riveli, da Alessio di Alfonso e dalla moglie Biancofiore Riccio.   
   L’Orlandini nel 1605, nella descrizione della città di Trapani nell’indicare le isolette che la costellavano, cita:
   “quelle entro il porto nella S. Margarita e S. Antonio, …non entro il porto due altre l’Isola detta la Calcara con una torre et una piccola Chiesa di S. Alessio e l’Isola Raisidebbi…………Su la foce del porto……..una antichissima torre chiamata la Colombaia….”.
   Al 14.8.1622  risulta Curatolo tale Leonardo o Bernardo La Jannetta, di anni 60, da 24 anni nelle Saline Reda eCalcara,  e, pel recupero del Porto di Trapani minacciato dal pericolo dell'interramento, viene  tassata per 12 once e 15 tari, avente un prodotto annuo di 3.000 salme.
   Il Massa, nel 1709, nel descrivere il littorale di Trapani,  riferisce:
   “Circondano quella Città più Scogli, e diverse Isolette, e sono li Scogli del Mal Consiglio, del Palombo, della Colombara con Fortezza; l’Isola di S. Antonio; quella di S. Margarita, della il Ronciglio; quella di Mezzo; quella della Calcara; e quella della Salina.”.
   Successivamente  l’isola della Calcara, a seguito del matrimonio di Alessio de Alfonso con Biancafiore Riccio, tramite la figlia Olimpia che sposa un Cesare di Ferro,  passa nel patrimonio della famiglia  Ferro;     nel 1714 risulta essere proprietario  Giovanni di Ferro, mentre dal 1751 la salina è di proprietà del Cav. Berardo XXV di Ferro e Curatolo all’1.12.1739 il Sig. Rosario Mangiapane.
    Il letterato V. M. Amico, (1759), nel suo Lexicon Topographicum siculum, definisce la Salina Calcara:
    “ CALCARA Insula parva contra Drepanum. Turrem habet , & in S. Alexii memoriam ediculam“.
    Al 5.5.1765 Curatolo risulta tale Antonino Mangiapane, ingabellata  dal 1806 al 1810  a Don Mario Serraino per onze 70 l’anno.
    Nel 1810 l’Agostiano  scalzo Padre Benigno da Santa Caterina,  storiografo, dà notizie più accurate dell’Isola della Calcara, sulla quale è una torre ed una chiesa dedicata a Santo Alessio.
    <E perciò l’isola viene detta ancora di S.Alesi. Antonio di Alfonso Regio Cavaliere, ebbe concessa dal Re Ferdinando detto il Cattolico la facoltà di potere edificare una Salina nel mare di Trapani l’anno 1504 per la quale ebbe l’Isola della Calcara. Come ancora di poter costruire un Faro nel Porto della medesima Città, co’ dritti, che si pagavano agli altri del Regno.
    Al presente si possiede detta Salina dalli Signori di Casa Ferro.
    Vi sono diverse Case attaccate alla Torre, ed alla Chiesa anzidetta; siccome varj Magazzini per uso del Salato, e del Barcareccio dell’antica Tonnara dell’Isola delle Gerbe, allorché si calava da Trapanesi.>
    Nel 1818, nell’estimo delle Saline, per la Salina Calcara denominata Salina di Sant'Alessio,  proprietario  è il Cav. Berardo XXV di Ferro,  condotta in economia dal 1796 al 1805, in gabella  dal 1806 al 1811 a Don Mario Serraino per onze 70 l’anno e dopo il 1811 sembrerebbe che la salina   non sia stata coltivata.   
    Con atto del 21.6.1827  l’attuale  proprietaria Sig.ra Giuseppa Di Ferro concede  in censo enfiteutico la salina all’imprenditore Giovanni Maria D’Alì, il quale il 2.5.1838 ne diviene proprietario per averla acquistata  dall’ultima erede della famiglia Ferro, Donna Maria Fardella vedova Sicomo.
Nel 1844 l’Idrogafo Francesco Arancio nella descrizione degli scali del litorale trapanese cita:
    “Da Nubia alla Scalo della Salina di Chiusicella….Da Chiusicella allo Scalo della Salina Calcara…Da Calcara allo scalo della Salina Alfano….”.
    Intorno al 1860 il valore della salina Calcara si moltiplicava addirittura di 11 volte; il suo valore passò da 1650 onze a 19005 onze.
    Il 5.10.1898il Sig. D'ALI' MARIA GIOVANNI trasferiva, mediante testamenti, l’usufrutto vita natural durante della stessa al nipote D’ALÌ ANTONIO e la nuda proprietà indivisa ai figli di quest’ultimo GIUSEPPE  e IRENE D'ALI'.
    La Salina Calcara è stata coltivata fino al 1953, periodo nel quale il Sig. D’Alì Antonio decise di non proseguire l’attività di Salicoltura, cessata poi totalmente a seguito dell’interramento delle due Saline per alluvione, procedendo quindi ad utilizzare le predette per l’attività di Acquacoltura Estensiva.
    Si è appreso, dagli abitanti di Nubia, che al 1953 ultimo Curatolo fu il Sig. Conticello Carmelo, nato a Trapani l’1.9.1901 e deceduto nel 1980, e Sottocuratolo, con abitazione, fu il Sig. Gucciardo Salvatore, nato a Trapani il 18.12.1901 e deceduto nel 1978.
     Ultimo Custode con abitazione fu tale Noto Gioacchino da Nubia.

    Dal  19.2.1998, la Salina della Calcara è in proprietà del Medico trapanese Pollina Emiliana.
Salina Calcara
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Mulino da macina lato est
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Mulino sollevamento acqua
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La Calcara al Tramonto
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