La riserva naturale Saline di Trapani e Paceco - Cuordisale sale marino integrale - Saline di Trapani

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Le Saline

RISERVA NATURALE ORIENTATA
SALINE DI TRAPANI E PACECO
La R.N.O. Saline di Trapani e Paceco è stata istituita nel 1995 con D.A. n. 257/44 del 11 Maggio ed affidata in gestione al WWF Italia.
Rappresenta una riserva atipica in quanto le Saline di Trapani sono proprietà private dove, ancora oggi, viene effettuata un "attività industriale". Di fatto le Saline di Trapani continuano ad esitere solamente grazie alla passione e alla costanza dei proprietari e degli uomini che ci lavorano. Questi, ben prima dell'istituzione della riserva, non hanno ceduto alle proposte di lottizzazione che avrebbero portato a riempimenti e cementificazione come è accaduto ad altre saline Trapanesi. Nessun contributo statale è previsto per il mantenimento di esse. Le Saline di Trapani hanno bisogno di una continua manutenzione per la loro esistenza e riescono a sopravvivere solamente grazie alle entrate riguardanti la vendita del sale prodotto e alle visite guidate.
L’area protetta ricadente nei comuni di Trapani e Paceco ha un’estensione complessiva di circa 1000 ettari, ed è divisa in 2 zone, di cui 700 ha di zona A, coincidente con le vasche di salina, e circa 300 ha di zona B. Su tutto il territorio protetto vige un regolamento d’uso e divieti.

Salina Calcara
Le saline per il loro elevato valore ambientale sono sottoposte a diversi vincoli di tutela: con D.M. del 4 aprile 2011, il Ministero dell’Ambiente ha dichiarato la zona umida della riserva delle "Saline di Trapani  e Paceco"  sito "di importanza internazionale"  ai sensi della ‘"Convenzione di Ramsar". Esse rientrano anche, secondo la Direttiva Habitat, tra i Siti di Interesse Comunitario, nonché tra le Zone Protezione Speciale previste dalla Direttiva Uccelli.
Tra gli habitat di rilievo presenti, citiamo:
- Lagune costiere (cod. Natura 2000: 1150, habitat prioritario)
I bacini utilizzati per l’estrazione del sale, date le tecniche utilizzate (che sono quelle tradizionali in uso da secoli) e la particolare geomorfologia della costa (che vedeva la presenza di lagune e pantani costieri), costituiscono un ambiente che seppure in gran parte artificiale, ospita una grande diversità biologica, dal livello microscopico dei batteri a quello macroscopico degli uccelli. Si tratta di organismi estremamente specializzati per questo ambiente, e per i vari gradi di salinità presenti nelle differenti vasche, oppure (come nel caso degli uccelli) che trovano in questo ambiente sosta e cibo durante le migrazioni.
- Steppe salate mediterranee (Limonietalia) (cod. Natura 2000: 1510, habitat prioritario)
Associazioni vegetali ricche in specie di Limonium (di cui numerose endemiche) con presenza di Lygeum spartum, su suoli temporaneamente o periodicamente permeati da acqua salmastra e soggetti ad estrema aridità estiva.
- Vegetazione annua delle linee di deposito marine (cod. Natura 2000: 1210)
- Fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici (Sarcocornetea fruticosi) (cod. Natura 2000: 1420)
L'ambiente delle saline, fortemente salmastro, è il regno delle Chenopodiacee: lungo gli argini delle saline e nei pantani salmastri temporanei questa famiglia di piante fanerogame sfoggia la sua ricchezza di specie alofile appartenenti a numerosi generi (Salicornia, Arthrocnemum, Halopeplis, Halocnemum, Suaeda, Salsola, Atriplex, Halimione, Beta). Si tratta di specie erbacee o di piccoli arbusti, in grado di crescere in questo ambiente (particolarmente "estremo" per la presenza di suoli salati) grazie a diversi meccanismi di adattamento: molte di queste piante hanno foglie grasse, dove viene accumulata l'acqua, e da cui vengono "espulsi" i sali in eccesso. Numerosi ambienti sono poi presenti nella Riserva, a ciascuno dei quali corrispondono differenti comunità vegetali e differenti specie vegetali: i corsi d'acqua dolce, i pantani e le zone umide di acqua dolce, le spiagge, i praticelli effimeri, le praterie salmastre. Anche nelle vasche e nei canali delle saline sono presenti interessanti comunità vegetali, con presenza di fanerogame marine quali Ruppia drepanensis e Posidonia oceanica.





Notevole la presenza entro i confini della Riserva di diverse specie vegetali rare, incluse tra quelle più vulnerabili al rischio di estinzione nel "Libro Rosso delle Piante d'Italia": Una vera “attrazione” della Riserva è il cosiddetto “Fungo di Malta”, che in realtà non è un fungo ma una pianta parassita (Cynomorium coccineum L.). Si tratta di una specie rara: in Italia, oltre alla zona fra Trapani e Marsala, è possibile osservarla solo in poche aree costiere della Sardegna e della Basilicata.





Tra le specie caratteristiche della Riserva, l’endemica Calendula maritima (qui a fianco) è una delle più preziose. Il suo areale è infatti limitato alla zona costiera compresa tra lo Stagnone di Marsala e la zona di Pizzolungo, appena a Nord di Trapani. L'Isola del Ronciglio (oggi collegata alla terraferma dalle saline, e ricadente entro i confini della Riserva) costituisce uno dei suoi "loci classici": la descrizione di questa specie fu cioé effettuata sulla base di piante provenienti da questa località.Le sue preferenze ecologiche la portano ad occupare una stretta fascia costiera, a ridosso degli accumuli di Posidonia spiaggiata. Una vera “attrazione” della Riserva è il cosiddetto “Fungo di Malta”, che in realtà non è un fungo ma una pianta parassita (Cynomorium coccineum L.). Si tratta di una specie rara: in Italia, oltre alla zona fra Trapani e Marsala, è possibile osservarla solo in poche aree costiere della Sardegna e della Basilicata.
Specie
Famiglia
Areale di distribuzione
Halocnemum strobilaceum (Pallas) Bieb.
Chenopodiaceae
Sud-Mediterraneo (in Italia solo in Sicilia e Sardegna)
Halopeplis amplexicaulis (Vahl) Ung.-Sternb.
Chenopodiaceae
Sud-Ovest-Mediterraneo
Aeluropus lagopoides (L.) Trin.
Graminaceae
Sud-Mediterraneo-Turaniano (in Italia solo in Sicilia e Lampedusa)
Limoniastrum monopetalum (L.) Boiss.
Plumbaginaceae
Sud-Ovest-Mediterraneo
Limonium ferulaceum (L.) Chaz.
Plumbaginaceae
Sud-Ovest-Mediterraneo (in Italia solo fra Trapani e Marsala)
Calendula maritima Guss.
Asteraceae
(specie endemica)
Oltre a queste specie, vanno ricordati due Limonium strettamente endemici (Limonium densiflorum (Guss.) O. Kuntze e Limonium lojaconoi Brullo), un endemismo siculo-sardo-corso (Euphorbia pithyusa L. subsp. cupanii (Guss.) A.R. Sm.), ed alcune altre specie rare quali Triglochin bulbosum L. subsp. barrelieri (Loisel.) Rouy, Cressa cretica L., Cynomorium coccineum L., Limonium avei (De Not.) Brullo & Erben.
Le saline sono un importantissimo luogo di sosta per migliaia di uccelli durante la migrazione sia autunnale che primaverile, pertanto la zona risulta essere di particolare interesse ornitologico; infatti sono 208 le specie finora censite, molte svernanti (fenicotteri, spatole, aironi bianchi maggiori, garzette, falchi di palude, limicoli e più di 5.000 anatidi) e altre nidificanti (avocette, cavalieri d’Italia, fraticelli, fratini, calandrella). Tra le specie elencate nell'allegato 1 della Direttiva Comunitaria "Uccelli" (79/409/CEE) e censiti nella Riserva ricordiamo il Tarabuso, la Garzetta, l'Airone bianco maggiore, la Spatola, il Fenicottero, il Cavaliere d'Italia, l'Avocetta (presa a simbolo della Riserva), il Gabbiano roseo, il Fraticello, il Martin pescatore. Tra i pesci è presente Aphanius fasciatus, incluso nell'allegato II della Direttiva Comuntaria "Habitats". L’entomofauna annovera numerose specie di insetti endemici e/o rari quali Cephalota circumdata imperialis, Cephalota litorea goudoti, Pterolepis elymica, Teia dubia arcerii. Infine, il piccolo crostaceo Artemia salina è stato ed è tuttora oggetto di grande interesse, sia in termini sistematici e di ricerca pura che di ricerca applicata.
Specie Nidificanti:
Le saline costituiscono per queste specie un’importante sito di nidificazione: CAVALIERE D’ITALIA (Himantopus himantopus) misura circa 40 centimetri, presenta zampe lunghissime ed esili di colore rossastro, piumaggio di colore bianco con parti nere distribuite sulla nuca, sul collo, sul dordo e sulle ali.  Si nutre di insetti acquatici e delle loro larve, di molluschi e piccoli crostacei. Nidifica alle saline, costruendo i nidi sugli argini  in mezzo ai cespugli di salicornia. I primi individui arrivano in primavera intorno alla fine di marzo mentre la deposizione inizia nei mesi tra aprile e maggio.
AVOCETTA (Recurvirostra avosetta) è caratterizzata dal becco lungo e sottile curvato all’insù, dal piumaggio bianco con parti di colore nero sulla parte;superiore e laterale del , corpo del collo,del dorso e delle ali, con una altezza dicirca 40 cm ha zampe di colore grigio bluastre.Frequenta saline e lagune salmastre,intenta a setacciare acque basse alla ricerca di cibo costituito da invertebrati. L’Avocetta alle saline è una presenza stabile, in primavera  ad aprile arrivano i primi esemplari;a volte individui svernanti rimangono finoa febbraio. La nidificazione inizia  a maggio,ma a volte può essere più precoce.Nidifica in piccole colonie, i nidi sono formatida buchette del substrato, generalmente fango, circondato da materiale vegetale.
FRATINO (Charadrius alexandrinus) è un uccello piccolo, le parti superiori del corpo sono di colore grigio – bruno tendente al color sabbia, le parti inferiori invece sono bianche, presenta delle macchie nere sotto la fronte e dietro gli occhi, le zampe sono di colore grigio scuro, per nutrirsi a volte abbassa la testa e camminando con il becco aperto cattura gli insetti che si trovano a livello del terreno. Un altro metodo utilizzato è quello di smuovere con le zampe il fondo umido per trovare eventuali insetti nello strato sottostante. I primi individui di Fratino arrivano tra marzo e aprile. La nidificazione può iniziare ad aprile o essere a più tardiva, tra maggio e giugno.
FRATICELLO (Sterna albifrons) è la più piccola delle sterne europee. Il capo di colore nero presenta una caratteristica macchia bianca, il becco è giallo con la punta nera, le zampe sono arancioni. Le ali sono molto strette e la coda è biforcata, si nutre di piccoli pesci, insetti, e crostacei. Durante la primavera e l’estate è una presenza comune e costante in buona parte delle saline. I primi esemplari arrivano ad aprile, ma la nidificazione inizia intorno a maggio giugno. Le uova sono generalmente deposte lungo gli argini sfruttando i cocci di tegole usate per coprire il sale ed i gusci di conchiglie. I nidi sono raggruppati in piccole colonie.
Uccelli:
Le Saline di Trapani e Paceco sono situate lungo la rotta migratoria di migliaia degli uccelli acquatici, che in primavera ed in autunno si spostano tra il continente africano e quello europeo. Il tratto di costa che comprende l’area delle saline di Trapani, Nubia e Marsala, rappresenta per l’avifauna migratoria il trait d’union tra il continente europeo e quello africano. Ogni anno in primavera ed in autunno centinaia di migliaia di uccelli si spostano per raggiungere i quartieri di riproduzione o di svernamento, seguendo direzioni ben precise le “rotte migratorie” vere e proprie autostrada del cielo. In Primavera uccelli migratori proveniente dall’Africa, dopo la lunga traversata del Canale di Sicilia, trova nelle saline la prima e la più grande zona umida, in cui sostare ed alimentarsi, recuperando le energie perdute durante la traversata prima di ripartire diretti verso Nord. Agli Aironi alle Spatole, ai Mignattai si associano passeriformi di diverse specie, che sostano diversi giorni all’interno delle vasche, prima di ricominciare il volo frenetico, diretti verso le zone di riproduzione.
Mentre gli ultimi stormi lasciano le saline diretti verso Nord, le specie nidificanti si apprestano a trovare un argine sicuro, in cui deporre le loro uova che coveranno fino alla schiusa, scacciando eventuali intrusi dai propri territori. Passata la stagione estiva e con essa terminate le operazioni di raccolta del sale, lentamente inizierà la migrazione di ritorno, già ai primi di luglio si contano i primi Piovanelli, Corrieri grossi, Corrieri piccoli e poi arriveranno le Pivieresse, i Voltapietre, le Pittime, e tantissime altre specie dirette verso Sud. Terminato infatti, il periodo riproduttivo e cresciuti i piccoli, gli uccelli devono prepararsi ad affrontare l’inverno, il pericolo almeno nelle regioni temperate, non è rappresentato dal freddo, ma dalla mancanza di cibo, proprio per scongiurare una tale evenienza, molte specie volano verso Sud. Spinti dall’istinto, lasciano la regione dove si sono riprodotti e raggiungono nei mesi invernali paesi più caldi, dove potranno trovare il cibo necessario alla loro sopravvivenza.
Così in autunno alle salina centinaia di uccelli sverneranno nelle vasche, sugli argini, nei canali, spostandosi da un isolotto ad un mulino dove poter riposare. Mentre migliaia di anatre Germani reali, Codoni, Mestoloni, Alzavole, continueranno a banchettare nelle vasche, altri migratori, prima di una perturbazione lasceranno le saline. E come in un ciclo continuo, agli uccelli svernanti e stanziali, che hanno trascorso i rigidi mesi invernali presso le saline, tra questi gli splendidi Fenicotteri rosa, da marzo in poi si associeranno, centinaia di altre specie, provenienti dall’Africa, che ancora una volta voleranno verso Nord, decisi ad assicurare la sopravvivenza della loro specie. Uno dei motivi che spinge gli uccelli acquatici, a fermarsi nell’area occupata dalle saline, durante la migrazione, è il bisogno di alimentarsi il più possibile, in modo da ricaricare le riserve di grasso che andranno consumate per la migrazione stessa. Le saline offrono pertanto alle migliaia di uccelli in transito, spesso stanchi e stremati, una grande varietà di nutrimento come piccoli crostacei, molluschi, anellidi, larve, insetti, organismi vegetali e microorganismi.



Le saline offrono pertanto alle migliaia di uccelli in transito, spesso stanchi e stremati, una grande varietà di nutrimento come piccoli crostacei, molluschi, anellidi, larve, insetti, organismi vegetali e microorganismi.
I Fenicotteri Rosa:
I Fenicotteri sono uccelli acquatici dallo splendido piumaggio rosa, caratterizzati da zampe e collo lunghi, becco corto e tozzo, ricurvo verso il basso. Si alimentano per filtrazione, dotati di un becco provvisto di un sistema di lamelle, che gli consente di filtrare l’acqua. Il nutrimento è costituito prevalentemente da un piccolo crostaceo, lungo al massimo un centimetro, dal nome Artemia salina, oltre ad alghe e diatomee. La colorazione del piumaggio varia in base all’età, i soggetti giovani nel primo anno di vita, non presentano la classica colorazione rosa, ma sono bianchi con parti grigio-brune e nere. I soggetti immaturi fino al terzo anno di vita, acquisiscono gradualmente la colorazione rosa mentre i soggetti adulti, oltre il terzo anno di vita, maturi sessualmente, hanno zampe, becco ed ali di un rosa molto intenso. Il piumaggio rosa degli adulti, viene assunto dopo diversi anni, ed è dovuto ai pigmenti carotenoidi acquisiti con la dieta, in particolare nutrendosi direttamente di alghe, o indirettamente alimentandosi di invertebrati, come nel caso dell’Artemia salina, che a loro volta si nutrono di alghe.
In Sicilia il Fenicottero rosa non nidifica, ma nell’ultimo decennio la presenza alle saline di Trapani è notevolmente aumentata, registrando i gruppi piu numerosi presenti in Sicilia.Lo strumento essenziale per poter studiare la migrazioni della specie è rappresentato dalla tecnica dell’inanellamento, che consiste nel mettare ad alcuni individui su una zampa un anello che riporta un codice alfanumerico. Alcune specie come i fenicotteri vengono inanellati da pulcini nel nido, altre invece, possono essere catturate con reti o trappole, come per i piccoli uccelli . La ricostruzione dei viaggi degli uccelli inanellati consente di definire le rotte di migrazione ed identificarne le aree di sosta, fornendo quindi informazioni per la pianificazione di sistemi integrati di aree protette per le singole specie. Molti Fenicotteri sono inanellati con anelli colorati, che recano una sigla di 3-4 caratteri, leggibili a distanza con un cannocchiale. L’inanellamento che per questa specie, avviene nei siti di nidificazione, quando i giovani non sono ancora capaci di volare, è una pratica che ha consentito nel tempo, di studiare gli spostamenti e le abitudini della specie.
Diversità morfologica:
BECCO
L’adattamento all’ambiente è alla base della diversità morfologica. Esistono uccelli ad alta specializzazione alimentare che possono sopravvivere solo nell’ecosistema loro congeniale come ad esempio l’Avocetta; altre specie, invece, hanno una strategia di sopravvivenza più elastica e opportunista e sono in grado di adattarsi a diverse condizioni ambientali e alimentari.
La forma e la dimensione del becco ci rivelano una grande quantità di informazioni sulle abitudini alimentari e sulle differenti tecniche usate per procurarsi il cibo.
Becco lungo, diritto e sottile Adatto a intercettare larve, molluschi e piccoli crostacei nei terreni molli, umidi e fangosi. In questo gruppo possiamo annoverare la folta schiera dei piccoli e medi limicoli come i beccaccini, le pittime, le pantane e i combattenti
Becco sottile, diritto, mediamente lungo e appuntito Adatto per catturare insetti, larve e piccoli crostacei nei bassi fondali o in superficie ma non per sondare gli strati melmosi: a questo gruppo appartengono cavalieri d’Italia, pettegole e totani.
Becco sottile e leggermente allungato Adatto alla ricerca di alimenti sul terreno e nelle zone di acqua bassa, ma anche sotto lo strato fangoso. Di questo gruppo fanno parte: corrieri, fratini, piro piro e gambecchi.
Becco lungo, sottile e ricurvo all’insù L’unico limicolo con questo caratteristico becco e l’Avocetta che lo utilizza in modo assai singolare fendendo l’acqua con sciabolate a destra e a sinistra per filtrare e trattenere microrganismi, grazie alla finissima dentellatura.
Becco lungo, robusto e appuntito Usato come una fiocina per trafiggere le prede. E’ caratteristico degli uccelli che si nutrono principalmente di pesci, anfibi e piccoli roditori, come gli aironi, le cicogne i tarabusi e le garzette.
Becco molto lungo e ricurvo Usato per sondare gli strati melmosi in profondita alla ricerca di larve, molluschi e invertebrati in genere. E’caratteristico di chiurli e mignattai.
Becco lungo, largo e piatto Dotato di finissima dentellatura atta a filtrare l’acqua per trattenere microrganismi ed essenze vegetali. Tipico il becco della Spatola, largo e appiattito all’estremità simile e quello del Mestolone, un’anatra di superficie.
Becco mediamente lungo e lievemente ricurvo Adatto alla ricerca di larve, molluschi, vermi e insetti negli strati superficiali dei fondali melmosi. A questo gruppo appartengono i piovanelli.
Becco tozzo, robusto a `cucchiaio’ Caratteristico dei fenicotteri che usano it becco per smuovere la superficie dei fondali melmosi e filtrare dall’acqua microrganismi e sedimenti algali.

LA SPECIALIZZAZIONE ALIMENTARE

Le diverse specie che convivono nello stesso habitat occupano differenti nicchie ecologiche. La specializzazione alimentare consente a molte specie di adattarsi a un particolare ambiente senza invadere nicchie alimentari occupate da altre specie, evitando in tal modo, di innescare continue competizioni territorials e comportamenti troppo aggressivi. Osservando grandi assembramenti di uccelli di svariate specie nello stesso luogo si potra constatare che, al di la di qualche piccola scaramuccia, tutti gli individui sanno convivere nello stesso territorio perchè ogni specie ricerca il cibo a diverse profondita o con modalità spesso molto differenti. Infatti gni specie ha una sua precisa collocazione territoriale ottenuta in milioni di anni di evoluzione. Questa legge naturale aiuta a conservare l’equilibrio tra le popolazioni autoctone. Ecco perche é cosi importante non immettere o liberare nell’ambiente animali alloctoni, poiche potrebbero invadere le nicchie alimentari delle specie originarie sovrapponendosi, o peggio sostituendosi ad esse e provocando spesso la loro scomparsa.
Pavoncelle e pivieri dorati sono specie dalle abitudini affini prediligono i campi erbosi, le rive delle lagune ove si cibano di invertebrati: insetti, ragni lombrichi e molluschi che catturano sul terreno.
Gambecchi, piovanelli, fratini e corrieri sono i piu piccoli fra i limicoli del continento europeo. Frequentano rive sabbiose, isolotti e zone umide con bassi livelli d’acqu nutrendosi di invertebrati, insetti e piccoli crostacei che ricercano freneticamenli sotto it primo strato di superficie fangosa.
Piovanelli, combattenti, pantane e totani mori hanno dimensioni poco piu grandi, unghe zampe e becco dalla forma e lunghezza diversificata. Possono spingersi in acque più alte per ricercare larve, molluschi, piccoli crostacei, sondando con it loro cco molto al di sotto della superficie fangosa.
I chiurli sono trampolieri di medie dimensioni, con un lungo becco ricurvo verso basso che affondano in profondita nei morbidi terreni melmosi e nei prati umidi la ricerca di vermi, larve e piccoli crostacei.
I Cavalieri d’Italia e avocette ricercano it loro cibo solitamente al di sopra della superficie melmosa in acque basse o anche piu alte. Singolare è il becco ricurvo all’ insù dell’Avocetta che non è adatto a perforare il terreno ma che viene utilizzato per fendere l’acqua con movimenti laterali del becco per filtrare microrganismi larve.
Aironi, garzette e cicogne sono grandi trampolieri con becco robusto molto lungo puntito, atto a trafiggere pesci e piccoli anfibi, come una fiocina, anche in e piuttosto profonde.
Le Spatole hanno il becco lungo e piatto e filtrano le acque fangose. I fenicotteri hanno zampe molto lunghe e il loro becco tozzo e ricurvo, serve per smuovere il fondale melmoso e filtrare l’acqua alla ricerca di microrganismi ed essenze vegetali.

ZAMPE

Pure i piedi presentano forme differenti, essendo adattati alle esigenze particolari di vita delle diverse specie. Gli uccelli che devono nuotare come le anatre hanno sviluppato piedi palmati con le dita congiunte da una membrana estesa a tutta la lunghezza delle dita, altri hanno dita sottili per evitare di affondare nel fango.

IMPRONTE

La palmatura del piede è in generale molto evidente negli anatidi e in tutte quelle specie che debbono servirsi dei piedi come vere e proprie pinne per nuotare, mentre nei limicoli questa caratteristica a assente o meno marcata e serve soprattutto per non sprofondare nei terreni instabili, molli e fangosi

PIUMAGGIO

Le penne si sviluppano da papille o follicoli nella cute, generalmente in aree dette pterili, che sono separate da aree cutanee senza penne, dette apterili
Se ne distinguono 5 tipologie:
Penne di contorno(tipiche penne del corpo e le penne del volo)
Semipiume
Piume
Setole
Filopiume
Le penne di contorno presentano una base tubulare corta, il calamo, che rimane saldamente impiantata all’interno del follicolo da cui si origina la penna fino a quando avviene la muta. In posizione distale rispetto al calamo c’è un rachide lungo che porta ramificazioni laterali intervallate chiamate barbe, queste portano delle barbule che unite tra loro per mezzo di uncini vanno a costituire una superficie chiamata vessillo. Le penne remiganti(delle ali) e le penne timoniere(della coda) sono penne di contorno grandi, rigide e modificate per il volo.
Le semipiume sono penne con struttura intermedia tra quelle di contorno e del piumino. In esse si combinano un grosso rachide con un vessillo interamente piumoso. Le semipiume si possono distinguere dalle piume per il fatto che il rachide è più lungo della barba più lunga. Esse  sono per lo più nascoste tra le penne di contorno, provvedono all’isolamento termico e aiutano a modellare i contorni del corpo di un uccello.
Le piume , in cui il rachide è più corto della barba più lunga o assente, sono di vari tipi o interamente piumose. Esse provvedono all’isolamento termico degli uccelli adulti in tutte le specie.
Le setole sono penne specializzate, con un rachide rigido e barbe solo nella porzione prossimale o del tutto assenti. Le setole sono presenti più comunemente intorno alla base del becco, intorno agli occhi, sulla testa…
Le filopiume sono penne sottili simili a capelli, con poche barbe corte o barbule all’estremità, sono strutture sensoriali che coadiuvano l’azione delle altre piume.
L’impermeabilizzazione all’acqua delle penne è ottenuta spalmando sull’intera superficie del corpo il secreto ceroso di una ghiandola portata sul rudimento della coda(ghiandola dell’uropigio)
Le sostanze che determinano il colore della penna vengono assunte durante lo sviluppo.
Il bianco deriva dall’assenza di elementi coloranti nella cheratina pura.
Il bruno e il nero sono prodotti dalla melanina.
Il rosso e il giallo sono prodotti dai carotenoidi
L’azzurro no di un pigmento ma della presenza di cheratina trasparente e incolore sopra un pigmento nero.
Fonti: wwf Trapani, ass. Saline e Natura
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